martedì 29 novembre 2016

A Lecce, per concludere

Il prossimo 12 dicembre, a Lecce, presso la Sala Conferenze del Rettorato dell'Università del Salento, si svolgeranno i lavori conclusivi del progetto di ricerca FIR 2012 Politiche migratorie e legal transplant nel Mediterraneo: strategie di controllo tra colonialismo e postcolonialismo. Il Workshop internazionale, articolato nelle quattro sessioni dei confini, delle migrazioni, dei trapianti e delle contaminazioni, vedrà confrontarsi su un tavolo comune studiosi appartenenti a sensibilità disciplinari diverse. I lavori inizieranno alle ore 9.00 e si protrarranno fino alle ore 19.30. L'evento è dedicato al ricordo del prof. Aldo Mazzacane.

Per scaricare il pdf della locandina cliccare qui

mercoledì 26 ottobre 2016

Si continua con PASSAGGI


[Lecce] Mercoledì, 9 novembre 2016, presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università del Salento, dopo la pausa estiva, riparte l'iniziativa seminariale Passaggi 2016, ultima edizione in programma, in concomitanza con la chiusura dei lavori del progetto di ricerca FIR 2012. Ospite del primo incontro, Gustavo Gozzi - Università di Bologna (Diritto coloniale e diritto internazionale. Passato e presente dell'eredità coloniale). Si continuerà con gli appuntamenti del 21 novembre, con Cristina Vano - Università di Napoli "Federico II" (Addomesticare lo straniero. Traduzioni e contaminazioni culturali nella storia giuridica europea del XIX secolo), del 5 dicembre, con Randall Lesaffer - Tilburg University (Too much history. From war as sanction to the sactioning of war) e del 13 dicembre, con Pierangelo Schiera - Università di Trento (Lo Stato tra ordine e melancolia). I seminari si svolgeranno nell'ambito dei corsi di Storia del diritto medievale e moderno e Storia del diritto moderno e contemporaneo di Luigi Nuzzo e del progetto FIR Politiche migratorie e legal transplant nel Mediterraneo: strategie di controllo tra colonialismo e post-colonialismo coordinato da Eliana Augusti. 

venerdì 10 giugno 2016

Citazioni - Dirk Hoerder (2002)


La migrazione  può essere volontaria, coatta o forzata. Ogni scelta migratoria è “libera” soltanto entro i vincoli macroeconomici della società di origine, i limiti giuridici frapposti dalle nazioni di destinazione e le capacità di coprire le spese del viaggio. Al microlivello degli individui, i migranti sono stati considerati come autonomi nel prendere la decisione di partire oppure si è ritenuto che agissero dietro la spinta di una propensione al viaggio tipica dell’età o del loro particolare gruppo etnoculturale oppure sono stati classificati lungo una scala che allinea personalità naturalmente estroverse e pronte ad esplorare con altre invece attaccate al conosciuto e al tradizionale […] Carteggi e fonti orali mostrano come famiglie disperse in più continenti mantengano relazioni efficienti e discutano pro e controdelle loro scelte in termini di costi e ricavi sia economici sia affettivi. Decisioni “libere” vengono prese all’interno di reticoli, di flussi informativi e di percezioni delle opportunità e dei condizionamenti socioeconomici. Le migrazioni non libere indicano relazioni di potere particolarmente ineguali. Le migrazioni forzate – come nel caso della schiavitù in Africa o del lavoro coatto in Europa al tempo della guerra – costringono strettamente la soggettività di uomini e donne ridotti in prigionia. Giorno dopo giorno resistenza ed episodi di fuga avvengono sotto la minaccia di punizioni violente o anche di soppressione fisica. La sopravvivenza, tuttavia, dipendeva dalla capacità di ricreare culture specifiche diverse da quelle dei padroni. Le migrazioni coatte riducono drasticamente la libertà di scelta riguardo alla partenza ma consentono qualche capacità di scelta dopo l’arrivo nella nuova destinazione. I rifugiati, ad esempio cercano di scegliere una meta d’arrivo, tenendo conto dei vincoli opposti dalle distanze e dai criteri di ammissione. Nei paesi che li accolgono devono entrare in mercati del lavoro segmentati per guadagnarsi da vivere a meno che non sia prevista o politicamente obbligata la loro permanenza in campi profughi o la loro dipendenza da trasferimenti in denaro [1] 




[1] D. Hoerder, Cultures in Contact. World Migrations in the Second Millennium, Duke University Press, Durham-London 2002, p. 15.

giovedì 10 marzo 2016

A Pavia si discute di Libia

Il 3 e il 4 marzo 2016 si è svolto a Pavia il Convegno internazionale dal titolo "La Libia al crocevia tra Africa e Mediterraneo" (segreteria scientifica di Antonio Maria Morone - Università degli Studi di Pavia, e Ali Bensaad - IDEMEC, Université de Aix-Marseille). Oggetto di discussione i temi della migrazione, dei flussi e quello connesso della sicurezza, dei cambi di regime e delle politiche di gestione della crisi migratoria, delle rotte migratorie e dei confini, con un'attenzione particolare ai rapporti tra Italia e Libia. Il convegno è stata anche l'occasione per presentare il progetto etnografico Dopo l'approdo. Un racconto per immagini e parole sui richiedenti asilo in Italia, a cura di Barbara Pinelli, Antonio Maria Morone e Luca Ciabarri. Ad aprire e chiudere i lavori, le lezioni magistrali di Catherine Withol de Wenden (CERI, SciencesPo, Paris) Il diritto di migrare e la crisi dei rifugiati nell'UE e Edouard Conte (Université de Fribourg, Swisse), La double vulnerabilità juridique des réfugiés du Proche-Orient et d'Afrique du Nord: conflits de droit et de genre. I lavori si collocano all'interno delle iniziative FIR dell'unità pavese. Al link il programma completo.

martedì 19 maggio 2015

Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance (Firenze, 11.05.2015) - Report

[E.A.] -  Firenze. Si sono conclusi i lavori della Giornata di Studi sul tema "Campi: quale fine? Teorie e prassi di governance", workshop intermedio di progetto che ha visto impegnati diversi studiosi su un tema tanto sensibile quanto urgente come quello delle migrazioni e, in particolare, dei campi di detenzione/internamento. Ospiti del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Firenze, hanno partecipato Franca Alacevich, Pietro Costa, Emilio Santoro, Noemi Gal-Or, Eliana Augusti, Michel Peraldi, Michele Pifferi, Luca Ciabarri, Luigi Pannarale, Luciano Nuzzo, Corrado Punzi, Barbara Pinelli, Danai Angeli, Costantino Di Sante, Antonio M. Morone e Mario Badagliacca.

Pur nella diversità delle sue funzioni, il "campo" è sopravvissuto a se stesso. La resistenza del paradigma ne ha consolidato inevitabilmente le connotazioni coloniali e ne ha confermato la prerogativa di "luogo dell'eccezione" (Costa). La liquidità dei confini statuali, intanto, come segno tangibile del profondo cambiamento dettato dalla tecnologia e dalle migrazioni ha convissuto nel nostro tempo con una vera e propria "drammatizzazione di un confine che non c'è più" e, contestualmente, con la riduzione del campo a misura di sicurezza, nella convinzione che l'ordinamento penale potesse fornire più garanzie di quello amministrativo (Santoro). Una misura di sicurezza, questa del campo, che connota i caratteri dell'arbitrarietà e degrada, nella lezione di Ranelletti, il diritto del migrante a interesse legittimo, riappropriando lo Stato della disciplina del confine e della sua discrezionalità sovrana di accogliere o meno lo straniero (Pifferi). Un'asimmetria che ritorna attuale, quando nella Dichiarazione ONU del '48 ad un diritto alla libertà di movimento non corrisponde un diritto all'accoglienza (Costa). E' necessario ripensare, dunque, in materia di controllo dello straniero e regolamentazione dei flussi, il ruolo dei decision makers attivando nuovi dispositivi, come sicuramente quello del principle of complementarity (Gal-Or), utili a costruire una disciplina efficace e a vagliare le criticità emerse alla ricerca di soluzioni più coerenti. E a proposito di criticità, sono da verificare le politiche di respingimento, deportazione e transito; gli accordi con gli "stati periferici" (d'origine) al fine della ricollocazione dei migranti; la discrezionalità dei funzionari sul diritto di circolazione; le emigrazioni d'èlite come esito di politiche di "discriminazione"(Peraldi); l'inasprimento delle misure come consolidamento di una garlandiana "cultura del controllo" fine a se stessa (Pifferi); la funzionalità di mercato e l'inclusione transitoria (e illusoria) nelle nuove forme di lavoro servile; l'emersione di diritti "limitati" (Pannarale) e "a somma zero" (Santoro) e, comunque, di una funzione simbolica del campo nell'allocazione di questi diritti, di una nuova "cartografia del controllo" (Nuzzo), di una degradazione morfogenetica dell'umano all'animale (Punzi); l'esercizio pervasivo del controllo, l'ambiguità delle sue aperture, la miopia e l' "opacità" delle sue forme in relazione ad un reale desiderio di appartenenza del migrante (Pinelli); l'alternativa tra detenzione e integrazione come sfida d'effectiveness nella gestione della migrazione irregolare (Angeli); le distorsioni delle politiche coloniali, e dei campi come luoghi d'emancipazione o a strategia laboratoriale (Di Sante); la geografia dei luoghi di transito e destinazione (non solo l'Europa, ma anche e soprattutto l'Africa) e la coerenza dei dispositivi ad un modello standardizzato (Morone, Ciabarri). Senza perdere di vista la necessità di portare la riflessione sul lungo passo della storia, resta ad oggi mancata l'occasione di raccogliere il credito delle esperienze di secondo Ottocento sulle strategie "comunitarie" di controllo e assistenza dello straniero (Augusti) e forte il bisogno di recuperare la spazialità del campo come spazialità dinamica, dove a rilevare non è più e soltanto uno spazio confinato, ma di confine, tra interno ed esterno, capace di produrre e subire effetti su e dall'ambiente circostante (Ciabarri).

Utile e prezioso alla riflessione della giornata si è rivelato poi il contributo audio-visivo di Mario Badagliacca, e il suo racconto personale e "a presa diretta" sulla vita dei e nei campi.

Un ringraziamento particolare va a Leila El Houssi, Alberto Tonini e Valentina Pepi, per aver contribuito con cura ed entusiasmo alla buona riuscita dell'iniziativa.

E' in programmazione la pubblicazione dei lavori presentati al workshop per i tipi di Viella (Gennaio 2016). Per ulteriori informazioni, scrivere a mplt.info@libero.it.

ph. Mario Badagliacca